Acireale

I primi insediamenti umani

La ricostruzione delle origini della città di Acireale è complessa e articolata come complesso e articolato è stato il processo di insediamento umano sviluppatosi in questo territorio. Senza dubbio le più antiche tracce della frequentazione umana sono collegate alla copiosa presenza di acqua, soprattutto nei pressi dell’attuale Area archeologica di Santa Venera al Pozzo. Ed è proprio qui che sono rintracciabili le prime testimonianze della presenza dell’uomo, risalenti all’età del Rame e alla successiva età del Bronzo. Le molteplici sorgenti d’acqua e la fertilità della terra incentivarono l’insediamento dell’uomo nel territorio che si popolò man mano di numerosi piccoli nuclei rurali ed artigianali disseminati nel territorio e antecedenti diretti delle attuali cittadine accomunate dal toponimo ‘Aci’. Quest’ultimo deriva dal nome del mitico pastore Aci (Akis in greco)  che, secondo la leggenda, sarebbe stato ucciso dal ciclope Polifemo accecato di gelosia per la ninfa Galatea. Le lacrime versate dalla fanciulla alla morte dell’amato pastore avrebbero dato vita ad un fiume sulle cui rive sarebbero sorti numerosi villaggi.

Greci e romani: santuari, terme e luoghi di sosta

Del successivo periodo greco-romano ricche testimonianze archeologiche provengono  dall’area di Santa Venera al Pozzo. I resti più consistenti di età greca sono comunque relativi alla cosiddetta “Casa del pithos”, un edificio di probabile destinazione sacra costruito all’incirca nel V-IV secolo a.C. . Il nome deriva dal rinvenimento di un grosso contenitore in ceramica (pithos in greco) che serviva a raccogliere le acque di un vicino corso d’acqua ormai prosciugato.

In età ellenistica (IV – I sec. a.C.) nelle vicinanze si impianta un complesso sistema residenziale riutilizzato in età tardo-antica per impiantarvi delle fornaci per la produzione di laterizi e ceramica. La presenza di questo insediamento ha permesso di attribuire i resti archeologici ad una “statio” cioè un luogo di sosta e di rifornimento del sistema stradale romano, ricordata dalle fonti con il nome di “Acium”. Qui i viandanti potevano trovare cibo e riposo ma potevano avere anche la possibilità di dirigersi verso il vicino porticciolo di Capo Mulini, una frazione del comune di Acireale, nel cui moderno abitato si trovano anche i resti monumentali di un tempio romano che dominava tutto il porto. Da qui era facile imbarcarsi oppure proseguire il viaggio via terra verso Catania e Siracusa. Inoltre, come si può evincere dal nome dell’area archeologica, la presenza del pozzo ha facilitato, tra il I ed il IV secolo d.C., la costruzione di un impianto termale di cui restano tuttora visibili due grandi ambienti con copertura a volta. Tali ambienti erano riscaldati con un sistema di condutture che consentivano  il passaggio dell’aria e dell’acqua calde grazie alle quali gli avventori delle terme potevano sfruttare i poteri terapeutici delle acque del pozzo. Altri resti archeologici sparsi nel territorio ci confermano che le principali attività praticate da questi piccoli nuclei, presenti su tutto il territorio, erano legate all’agricoltura e al commercio per mare, quest’ultima testimoniata dai numerosi rinvenimenti sottomarini nel porticciolo di Capo Mulini.

La città nel Medioevo

Durante il Medioevo la popolazione lasciò quasi del tutto le campagne e si concentrò soprattutto attorno al castello normanno (area, oggi, del Comune di Aci Castello) alla ricerca di protezione dai più svariati pericoli tra cui le incursioni barbariche, l’invasione araba, i pirati e le guerre per il possesso dei territori fertili circostanti. Il sisma del 1169, tuttavia,  contribuì, quasi sicuramente, a far disperdere nuovamente la popolazione nell’entroterra e a favorire la nascita delle varie borgate di Aci. In particolare, alcuni abitanti fondarono, su un promontorio a nord del castello, un borgo chiamato Aquilia, detto, in seguito, “Aquilia vetere” e oggi collocabile, approssimativamente, nell’area della Gazzena . L’origine del toponimo Aquilia è stata variamente interpretata dagli studiosi, ma appare verosimile che rimandi al termine “culia” ovvero “punta, promontorio”, cioè il tipo di luogo su  cui si erano stabiliti i nuovi abitanti, ovvero un promontorio facilmente difendibile e ben esposto. Alla fine del XIV secolo, però, alcuni nuclei familiari si spostarono ancora un poco più a nord del promontorio dando vita ad “Aquilia nuova” (detta anche Aci Aquilia). Quest’ultima fu il primo vero nucleo della città attuale: Aquilia nuova sorse nell’area dell’attuale piazza Duomo in cui si trovava un pozzo e da cui doveva passare la cosiddetta “via Mastra”, una grande strada che probabilmente ricalcava il percorso dell’antica via consolare romana, la  via Pompeia. Nel 1528 l’imperatore Carlo V erigeva Aci a comune autonomo mantenendo Aci ed il suo territorio nel demanio.

Il XVII e il XVIII secolo: tra ascesa economico-culturale e catastrofi naturali

Nel XVII secolo, durante la dominazione spagnola, la città godette di una forte ascesa grazie all’affermazione di un vivace ceto di commercianti e produttori, in particolare di vino. Soprattutto, nel 1642 il re Filippo III di Spagna conferì alla città lo status di città demaniale, grazie al versamento di una grossa somma di denaro: da allora Aci Aquilia divenne Aci Reale. Anche in campo culturale la città dimostrò una forte vivacità che culminò con la fondazione, nel 1671, dell’Accademia di scienze, lettere e belle arti degli Zelanti e dei Dafnici che esiste ancora oggi.

Il Passaggio della flotta di don Martino De Redin, gran maestro dell’ordine gerosolimitano, al largo della città (Giacinto Platania, 1657)

L’Accademia gestisce e cura una Biblioteca ed una Pinacoteca. Se la Biblioteca Zelantea custodisce un patrimonio bibliografico che supera oggi le 250.000 unità (compresi incunaboli, cinquecentine, edizioni rare e di pregio, manoscritti), la collezione di quadri della Pinacoteca prese avvio, nel 1850, grazie uno studioso locale che dispose la donazione di una cospicua collezione di opere d’arte all’accademia degli Zelanti. A questa donazione se ne aggiunsero altre nel corso degli anni, fra cui una cospicua dell’artista locale Rosario Spina negli anni trenta. L’attuale sede della Pinacoteca Zelantea si trova in centro, collocata in un palazzo neoclassico progettato agli inizi del XX secolo dall’architetto acese Mariano Panebianco su incarico dell’amministrazione municipale.

L’ascesa economica e culturale venne bruscamente interrotta l’11 gennaio 1693, quando la città fu danneggiata dal catastrofico terremoto che sconvolse tutta la Sicilia sud-orientale. Quasi tutti gli edifici pubblici furono danneggiati pesantemente o rasi al suolo: stime dell’epoca contarono 739 vittime su una popolazione di quasi 13.000 abitanti. In pochi anni, la dinamica borghesia acese riuscì, comunque, a risollevare le sorti della cittadina che, tra il XVIII e XIX secolo, continuò a prosperare sotto i Borbone, al punto da essere dichiarata città amplissima et fidelissima da re Ferdinando I di Borbone che la visitò nel 1806 e concesse il privilegio del nome di Senato per il governo cittadino.

L’Unità d’Italia e lo sviluppo del turismo termale

Agostino Pennisi di Floristella
Agostino Pennisi di Floristella

La città fu annessa al neonato Regno d’Italia con voto popolare, nel 1861 ed il primo sindaco della città di Acireale fu il barone Pasquale Pennisi di Santa Margherita, eletto dopo l’Unità d’Italia. È, inoltre, ad un rappresentante di un altro ramo della famiglia Pennisi che sono legate le sorti della città sul finire del XIX secolo. Infatti, il barone Agostino Pennisi di Floristella, uomo colto e intraprendente, diede vita ad un rinomato distretto termale che traeva le proprie acque curative proprio dalla zona di Santa Venera al Pozzo all’epoca ricadente tra i suoi grandi possedimenti terrieri. Da qui una conduttura, lunga circa 4 km, convogliava le acque fino allo stabilimento che sorse nel 1873 alla periferia sud di Acireale. Egli edificò, di fronte alle terme, anche il prestigioso Grand Hotel des Bains e fece in modo di collocare, tra questi due edifici, anche la stazione ferroviaria. Tra gli ospiti più celebri delle Terme del Barone vi furono i reali d’Italia Umberto I e la regina Margherita (nel 1881); il compositore tedesco Richard Wagner (nel 1882). Le attività delle terme e dell’albergo ebbero un calo durante la seconda guerra mondiale e, dai primi anni ’50, le Terme vennero acquisite dalla Regione Siciliana ed il Grand Hotel divenne residenza privata della famiglia Pennisi. Nel 1987 nella vicina frazione di Santa Caterina venne realizzato un secondo polo, denominato Terme di Santa Caterina, che sostituì nella funzione termale le Terme di Santa Venera con strutture ed attrezzature più moderne. Dal 2015, purtroppo, le attività delle terme sono del tutto interrotte.

La Seconda Guerra Mondiale

Grand Hotel - Terme Acireale
Foto storica del Grand Hotel

A brevissima distanza dalle terme e dal Grand Hotel, sempre in area di proprietà del Barone Agostino Pennisi, sorge il cosiddetto Castello Scammacca, una sontuosa villa in stile goticheggiante che durante la Seconda guerra mondiale fu requisita dai Tedeschi per farne un posto di comando: nel castello si tenevano spesso ricevimenti e feste a cui parteciparono numerosi alti esponenti dell’esercito tedesco tra i quali i celebri generali Rommel e Von Ribbentropp.

Oggi il castello, di proprietà degli eredi del Barone, è sede di prestigiosi concerti e di spettacoli teatrali, soprattutto nella stagione estiva.

La città fu teatro di alcuni disastrosi bombardamenti, in particolare quello condotto dagli alleati la notte del 14 novembre 1941 che provocò morti e distruzione. Tuttavia, nel dopoguerra la città si è ripresa, ancora una volta, grazie all’industriosità dei suoi abitanti. Impegnati nella produzione agrumicola, nel settore dell’artigianato e del commercio, gli acesi hanno da sempre contribuito a rendere la città di Acireale uno dei principali centri del territorio etneo e della Sicilia orientale.

Acireale oggi

La città si presenta oggi come uno dei più grandi centri della Città Metropolitana di Catania e grazie alla sua lunga e complessa storia offre ai visitatori la possibilità di godere di un grande patrimonio archeologico, storico e culturale. Chiese, Palazzi Nobiliari e antiche tradizioni sono affiancate in modo a volte contrastante ma nel complesso armonioso, da moderni edifici che conferiscono alla cittadina un’immagine fortemente radicata nel passato ma proiettata nel futuro.

È sede di numerose istituzioni pubbliche e private, di musei, di diversi istituti scolastici e di associazioni culturali e no-profit. A questo si affianca anche un calendario ricco di eventi e manifestazioni di ogni tipo (sagre, spettacoli, concerti, cinema) sia nel centro storico che nelle numerose frazioni che popolano il territorio acese. Tutto ciò testimonia, ancora una volta, la grande laboriosità e versatilità degli acesi e conferisce alla cittadina un aspetto di grande città ma allo stesso tempo le dona un carattere accogliente e a misura d’uomo.

La ricostruzione delle origini della città di Acireale è complessa ed articolata come complessa ed articolata è stata la tipologia di insediamento umano che ha avuto luogo in questo territorio. Senza dubbio le più antiche tracce della frequentazione umana sono collegate alla presenza dell’acqua. Questa si trova copiosa nella zona soprattutto nei pressi dell’Area Archeologica di Santa Venera al Pozzo. Ed è proprio qui che sono rintracciabili le prime testimonianze della presenza dell’uomo in età del Rame e nella successiva età del Bronzo.


Testi a cura di Mario Indelicato, Archeologo IBAM CNR