Cultura creativa

Nella città di Acireale la creatività artigianale ed artistica hanno assunto le forme più svariate nel corso dei secoli: dal barocco delle chiese e dei palazzi nobiliari fino alle feste religiose e popolari passando per le infinite forme che assumono i dolciumi tipici della tradizione. Alcune di queste tradizioni sono ormai secolari ma continuano ancora oggi a stupire, a divertire e soddisfare il pubblico grazie al sapiente lavoro di quanti con passione e spirito di iniziativa continuano a portarle avanti.

All’interno dei moderni capannoni della Cittadella del Carnevale trovano posto le varie associazioni che con maestria e capacità tecniche portano avanti – tra memoria e innovazione – la tradizione acese dei carri allegorici. La stessa Cittadella è dedicata ad uno di questi maestri, Giovanni Coco, recentemente scomparso.

Dall’ottobre 2003, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (in inglese United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, ovvero UNESCO) ha stabilito una Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale che definisce il concetto di “beni immateriali dell’umanità”. La Convenzione, ratificata dall’Italia nel 2005, prende vita dalla consapevolezza che le forme immateriali della cultura, fortemente radicate nella storia e nel tessuto sociale dei popoli e dei paesi del mondo, sono risorse fondamentali di identità e diversità culturale. Al pari dei siti culturali e naturali, esse vanno preservate e tutelate. I capolavori immateriali si affiancano, pertanto, ai siti (culturali e naturali) patrimonio dell’umanità. Se, da un lato, questi ultimi sono cose tangibili (il centro storico di una città, un complesso archeologico o architettonico, un monumento o un luogo naturale) i primi, dall’altro lato, risiedono in antichi saperi, manifatture e tradizioni che non hanno una codificazione scritta ma, per lo più, sono tramandate oralmente nel corso delle generazioni. Nella città di Acireale la creatività artigianale ed artistica hanno assunto le forme più svariate nel corso dei secoli: dal barocco delle chiese e dei palazzi nobiliari fino alle feste religiose e popolari passando per le infinite forme che assumono i dolciumi tipici della tradizione. Alcune di queste tradizioni sono ormai secolari ma continuano ancora oggi a stupire, a divertire e soddisfare il pubblico grazie al sapiente lavoro di quanti con passione e spirito di iniziativa continuano a portarle avanti.


Cartapesta e carri allegorici: il carnevale


Carnevale di Acireale (2019) – Ph. Andrea Salvaggio, Borsista IBAM CNR

Il Carnevale di Acireale, oggi curato e gestito dall’omonima Fondazione, si svolge nel suggestivo scenario del centro storico barocco della cittadina Cuore della manifestazione e centro nevralgico della sfilata dei carri è la magnifica Piazza Duomo. Sebbene, non esista una vera e propria ricostruzione ufficiale della storia di questa manifestazione ad Acireale sono noti, tuttavia, alcuni documenti (per lo più mandati di pagamento) che proverebbero che questa festa popolare venisse già celebrata alla fine del XVI secolo.

Carnevale Acireale 2019
Carnevale di Acireale (2019) – Ph. Andrea Salvaggio, Borsista IBAM CNR

Nell’ultimo ventennio del XIX secolo si cominciarono ad assemblare e ad organizzare le prime sfilate dei carri; da allora questa tradizione si è perpetuata e continua fino ai giorni nostri anche grazie al duro lavoro degli artigiani che hanno trovato, col passare del tempo, il giusto connubio tra tecnica tradizionale ed innovazione (elettronica ed informatica soprattutto). I carri sono grandi costruzioni in cartapesta su cui sono rappresentati vari argomenti di satira e costume sociale (da qui il nome di carri allegorici). Il soggetto è espresso mediante l’uso vivace delle forme, del colore, ma soprattutto degli spettacolari effetti combinati di giochi di luci e movimenti meccanici che caratterizzano alcune parti. I carri, contrariamente al sentire comune, non sono realizzati in cartapesta, ma con la tecnica del cosiddetto cartone romano. Entrambe queste preparazioni si servono di carta ma la cartapesta è sostanzialmente un impasto di carta e colla più o meno ridotta in poltiglia ed è usata anche per creare finti stucchi, statue o decorazioni architettoniche statiche. Il cartone romano, d’altro canto, è il risultato della stratificazione progressiva di fogli di carta uniti con colla. Esso risulta, quindi, più elastico e facilmente deformabile e modellabile e quindi maggiormente resistente alle sollecitazioni fisiche a cui i carri sono soggetti nei loro movimenti.

Nei primi anni ’30 si comincia ad allestire delle vetture adornate da fiori. Da qui ha avuto origine la peculiare tradizione dei “carri infiorati” che, dopo aver acquisito una fisionomia ben definita nel secondo dopoguerra, da un paio d’anni sono protagonisti del Carnevale dei Fiori, una manifestazione a loro dedicata che ha luogo in primavera (tra aprile e maggio).

Oggi, all’interno dei moderni capannoni della Cittadella del Carnevale trovano posto le varie associazioni che con maestria e capacità tecniche portano avanti – tra memoria e innovazione – la tradizione acese dei carri allegorici. La Cittadella è lo spazio destinato alla costruzione dei carri allegorici che sfilano ogni anno durante il carnevale. Essa è costituita da dieci capannoni-laboratorio disposti su due file parallele e che si affacciano ognuna su una grande corte all’aperto. Qui, dopo molti mesi di lavorazione, prendono vita i giganti in cartapesta. Un tempo, infatti, i carri nascevano in luoghi diversi della città, per lo più sulle strade dei quartieri dove risiedevano i vari maestri della cartapesta. Queste strade venivano chiuse al transito per diverse settimane durante la costruzione delle maschere. Negli anni ‘70 cominciano a costruirsi i primi capannoni in cui concentrare la costruzione dei carri. Un incendio, alla metà degli anni ’90, evidenziò la necessità di strutture adeguate e di misure di sicurezza più serrate. È così che, anche grazie all’intuizione di alcuni carristi d’esperienza, prende vita la Cittadella. Questa è dedicata ad uno dei più virtuosi maestri carristi, Giovanni Coco, recentemente scomparso.


L’Opera dei Pupi


Teste di Pupi Siciliani
Teste di Pupi Siciliani – Ph. Danilo Pavone, IBAM CNR

A questa secolare tradizione se ne affianca un’altra, slegata dal calendario, e proposta durante le più svariate manifestazioni popolari in piccoli teatri fissi o rimovibili. Si tratta dell’Opera dei Pupi, un teatro delle marionette i cui protagonisti sono Carlo Magno e i suoi paladini e che ha trovato nell’isola espressione in diverse scuole. Tra queste spicca quella di Acireale che affonda le proprie origini alla fine del XIX secolo quando, cioè, il puparo acese don Mariano Pennisi fondò nella cittadina il primo teatro. Oggi la sede si trova in via Alessi ed è intitolata al figlio adottivo di don Mariano, Emanuele Macrì: egli con la sua attività  portò l’opera dei pupi in giro per il mondo riscuotendo lusinghieri successi. Inoltre, i locali di Via Alessi, oggi, ospitano la Mostra permanente della Raccolta del Teatro Pennisi-Macrì di Acireale: questa conserva oltre a numerosi Pupi che rappresentano tutti i personaggi tipici (specialmente i Paladini di Francia e i Mori) anche numerose attrezzature di scena, in particolare fondali, cartelloni pubblicitari e locandine di spettacoli tipiche dei teatrini siciliani dell’epoca. Dal 2008 l’opera dei Pupi è stata dichiarata dall’UNESCO Capolavoro del patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità.


Il mestiere dei “nevaroli” e la granita


Anche l’enogastronomia è ricca di tradizione artigianale: tra tutti i prodotti della pasticceria la produzione della granita è tipica di Acireale. Questo prodotto, che affonda le proprie origini nel passato, è il simbolo perfetto della simbiosi che le popolazioni locali hanno attuato tra il mare e la montagna: i “nevaroli”, cioè quegli uomini che d’inverno si occupavano di raccogliere la neve sull’Etna, si occupavano anche di conservarla nelle “neviere”, per poi trasportarla sino ai paesi della costa ionica soprattutto nei mesi di maggiore calura estiva  dove assumeva le forme e i gusti della granita. Oggi è possibile gustarla in innumerevoli combinazioni di gusti, soprattutto la mandorla, i gelsi ed il limone. Anche in questo campo l’innovazione dei pasticceri acesi sposa la tradizione facendo assumere alla semplice granita, nuovi gusti, nuove tecniche e nuove prospettive.


Testi a cura di Mario Indelicato, Archeologo IBAM CNR