Paesaggio

Pugno di Acireale - Grotta delle Colombe
Pugno di Acireale – Grotta delle Colombe

L’Etna

La presenza del vulcano Etna costituisce uno degli aspetti che ha maggiormente inciso sul territorio della costa ionica su cui è sorta, dal XVI secolo in poi, Acireale.

L’attività vulcanica, infatti, ha profondamente condizionato il territorio, determinando la creazione di ambienti nei quali le distese formate dalle colate laviche si alternano, anche attraverso imponenti salti di quota, a pianure costiere, con diverse emergenze geomorfologiche (crateri, grotte, falesie, ecc.).

La prospettiva geologica così strettamente intrecciato al ricco e vasto patrimonio ambientale e naturalistico costituito da aree boschive, macchie e paesaggi marini consente l’esplorazione e la riscoperta di un ampio territorio che è caratterizzato sia da centri costieri che borghi rurali dell’entroterra, nel quale sono ancora visibili i segni delle lunghe trasformazioni che hanno fortemente condizionato lo sviluppo dell’habitat umano.


Il vulcanesimo secondario: il Pozzo di Santa Venera


Fenomeni di vulcanesimo secondario caratterizzano, ad esempio, l’area archeologica di Santa Venera al Pozzo dove una sorgente (il cosiddetto  “pozzo di Santa Venera”) di acque sulfureo-ferrose attrae da millenni l’uomo. Questa si trova immersa in un paesaggio suggestivo plasmato nel corso dei secoli dall’opera incessante della natura e dell’uomo. Le numerose tracce di queste trasformazioni sono ancora ampiamente visibili e costituiscono certamente gli elementi di maggiore attrazione. Nei circa nove ettari di proprietà demaniale, infatti, si trovano una sorgente termale, i resti di un impianto termale di epoca romana, i ruderi di un tempietto romano, un insediamento ellenistico e tre fornaci tardo antiche per la produzione di laterizi e ceramica. Inoltre, nel cuore del parco, si trova una piccola chiesa dedicata al culto di Santa Venera ed è presente anche un impianto ottocentesco di canalizzazione delle acque irrigue – detto “saia” – che alimentava un piccolo lavatoio.

Dai ruderi di un caseggiato ottocentesco è stato ricavato il moderno antiquarium. L’area è, tra l’altro, notevole anche dal punto di vista naturalistico e paesaggistico grazie alla  presenza di numerose specie vegetali autoctone e di alcune specie faunistiche richiamate a loro volta proprio dalla particolare vegetazione.


I geositi del territorio acese


Porto di Aci Trezza

Inoltre, lungo la costa si trovano altri importanti beni geologici caratterizzati da un alto pregio scientifico ed ambientale come i quasi sconosciuti basalti colonnari della Grotta delle Colombe i quali, insieme alle analoghe formazioni di Aci Castello (Timpa Rosa) ed Aci Trezza (porto), sono i testimoni della più remota attività vulcanica sottomarina e intrusiva in quest’area. Le faglie e le falesie, inoltre, caratterizzano buona parte del territorio, in particolare il litorale tra Aci Castello e Pozzillo (frazione di Acireale), come la Timpa di Don Masi, e costituiscono un vero e proprio palinsesto stratigrafico dell’attività dell’Etna, dalle origini ad età storica. Un ulteriore e notevole testimone della biodiversità della fascia di territorio adiacente alla costa è la Timpa di Acireale.

ll termine “Timpa”, diffuso in particolar modo nelle regioni meridionali, nella regione etnea indica soprattutto i burroni e i salti, con pareti a picco, che interessano i pendii del vulcano.

Quella di Acireale è, pertanto, la Timpa per eccellenza dal momento che raggiunge, in alcuni punti, i cento metri di altezza sul livello del mare. Essa è il fronte di una grande faglia geologica che segue la costa ionica per un tratto lungo circa 6 km e procede, da Nord a Sud, da Capo Mulini fino a Santa Tecla.

Dal 1999 la Timpa è protetta con l’istituzione della riserva naturale orientata. Il tratto di timpa sottostante ad Acireale, vista la sua posizione strategica, fu nei secoli utilizzato come piazzaforte militare e vi fu edificata la Fortezza del Tocco ma anche il tracciato delle Chiazzette, la via selciata che conduce alla frazione di Santa Maria la Scala.

La tela di Giacinto Platania (1612-1691) custodita nella chiesa di Santa Maria la Scala
La tela di Giacinto Platania (1612-1691) custodita nella chiesa di Santa Maria la Scala: raffigura la Madonna col Bambino che, in basso, è affiancata da Santa Tecla, a destra, e Santa Venera a sinistra. Tra le due sante, il pittore rappresentò uno scorcio della costa al largo di Acireale durante la disastrosa eruzione del 1669 che arrivò a colpire Catania. Si può inoltre notare il vulcano in piena eruzione, i crateri in fortissima attività esplosiva (gli attuali Monti Rossi presso Nicolosi) ed anche il cratere centrale che fuma abbondantemente. In lontananza Catania è stretta nella morsa della lava che si è già protesa ed inoltrata in mare. Ph. Danilo Pavone | IBAM CNR

Testi a cura di Mario Indelicato, Archeologo IBAM CNR